BEFORE THE GLOW "Black Rose” (Recensione)
Full-length, Independent
(2026)
Più che un semplice progetto collaterale, Before The Glow appare come la camera di decompressione dell’universo creativo di Stefano Eliamo, il luogo in cui ciò che nei Dramanduhr veniva compresso, distorto e sublimato attraverso forme estreme trova finalmente una modalità espressiva più rarefatta, fragile e diretta. Non si tratta di una negazione del passato, ma di una sua rifrazione: le stesse tensioni emotive, private però della corazza dell’aggressione sonora, emergono qui in una forma più vulnerabile e consapevole.
Black Rose si muove infatti su coordinate apparentemente più accessibili, ma solo in superficie. L’album rinuncia programmaticamente a ogni forma di urgenza muscolare per concentrarsi su un rock introspettivo, melodico, attraversato da una malinconia costante che non esplode mai, ma sedimenta. I due brani scelti come apripista, “1983” e “Don’t You Let the Sun Kill the Night”, non sono singoli nel senso tradizionale del termine, bensì soglie: introducono un clima emotivo fatto di nostalgia, sospensione e controllo, chiarendo fin da subito che il fulcro dell’opera non risiede nel colpo d’effetto, ma nella persistenza delle sensazioni.
La scrittura privilegia strutture semplici solo in apparenza, dietro le quali si cela un lavoro accurato di arrangiamento e dinamica. La voce di Eliamo, calda e profondamente umana, è il vero asse portante del disco: non domina, ma accompagna, si insinua tra le trame chitarristiche e ne amplifica il potenziale evocativo. Il risultato è un rock che dialoga idealmente con un certo immaginario alternative — quello che passa per R.E.M., U2 o The Cranberries — senza mai scadere nella citazione o nel riflesso automatico. Le influenze sono assimilate, interiorizzate, ridotte a linguaggio emotivo piuttosto che a stile riconoscibile.
All’interno del disco si alternano episodi di rock elegante e misurato a momenti più scopertamente introspettivi, quasi diaristici, in cui la musica sembra farsi pretesto per un’esposizione emotiva senza filtri. L’uso parsimonioso di elementi elettronici e l’assenza di virtuosismi gratuiti rafforzano l’idea di un’opera che punta tutto sulla coerenza interna e sulla credibilità espressiva. Non c’è mai l’impressione di una band che “spinge”: Black Rose procede per sottrazione, per piccoli spostamenti di equilibrio.
La dedica alla madre aggiunge un ulteriore livello di lettura, rendendo comprensibile quella vena di dolcezza dolente che attraversa l’album dall’inizio alla fine. Non si tratta di un disco che cerca singoli momenti memorabili, né di una raccolta di canzoni da giudicare una per una: la sua forza risiede nella continuità emotiva, nel modo in cui ogni brano contribuisce a costruire un unico stato d’animo prolungato.
In definitiva, Black Rose è un lavoro che parla a chi è disposto ad ascoltare più che a reagire. Un album che rinuncia consapevolmente alla spettacolarità per concentrarsi su un linguaggio emotivo stratificato e personale, confermando Stefano Eliamo come un autore capace di muoversi tra estremi espressivi opposti senza perdere identità, ma anzi rafforzandola proprio attraverso il contrasto.
Marco M.
Tracklist:
1) Black Rose
2) Chocolate
3) 1983
4) Don’t You Let The Sun Kill The Night
5) Ash
6) New York (Closer To Me)
7) Exist
8) Granada
9) Elements
10) When The Planes Leave The Ground
11) Dark Highway
Credits:
All songs are written by Stefano Eliamo
“Black Rose” has been recorded, mixed & mastered by Lorenzo Coriglione @ FUTURA Studio – Siracusa, 2020
Line-up:
Stefano Eliamo: Voce, chitarre, basso, batteria, percussioni, synth
Lorenzo Coriglione: Pianoforte
Matteo Blundo: Violino
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