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WAYLANDER "Mac Tíre - Son of the Land" (Recensione)

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Full-length, Rockshots Records (2026) I Waylander tornano con "Mac Tíre - Son of the Land", un nuovo capitolo che conferma il legame profondo della band nordirlandese con la propria terra, le tradizioni celtiche e le antiche leggende irlandesi. Attivi dal 1993, questi musicisti hanno costruito negli anni un'identità ben precisa, mescolando Metal estremo, sonorità Folk e strumenti tradizionali. Una formula che anche questa volta rappresenta il cuore della loro proposta. A differenza del precedente "Ériú's Wheel", questo nuovo lavoro non segue un unico concept, ma raccoglie storie e racconti legati alla cultura e alla memoria dell'Irlanda. Il titolo è già significativo: "Mac Tíre" significa lupo, letteralmente "Figlio della Terra", un riferimento a un'Irlanda antica, fatta di foreste, brughiere e paesaggi selvaggi. I temi affrontati sono diversi: dalla mitologia alla storia, passando per il folklore e la spiritualità pagana. Brani c...

Intervista ai DARKHOLD

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Tra thrash metal, ricerca sonora e concept ispirati all’immaginario dantesco, i Darkhold hanno costruito un percorso che unisce aggressività, tecnica e attenzione alla dimensione tematica delle composizioni. In questa intervista, Claudio ripercorre la nascita del progetto, racconta il processo creativo alla base dell’album « Centuries of Purgatory » e approfondisce il ruolo di chitarre, basso, batteria e voce nella definizione dell’identità musicale della band. 1. Il vostro sound nasce dall'incontro tra il thrash classico e una sensibilità più personale. Quando avete capito quale fosse la vera identità dei Darkhold? Claudio: Il progetto Darkhold, nato ufficialmente per il pubblico nel 2022, in verità affonda le sue radici concettuali fino al 2015 circa, quando, usciti da esperienze musicali precedenti, come singoli ci siamo uniti nell’unico tributo europeo ai Testament, promettendoci subito di usare il tributo come un’ottima palestra per creare qualcosa di originale; da qui la crea...

SFREGIO "Non Credo" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Dopo quasi vent'anni di attività gli Sfregio sanno perfettamente cosa vogliono fare. “Non Credo” arriva quindi senza sorprese: thrash, punk, speed metal e rock’n’roll vengono messi nel solito frullatore, con testi volgari, doppi sensi e provocazioni su religione, sesso, società e tutto quello che può servire a far partire una risata. Il problema è proprio quel “solito”. La band ha una personalità riconoscibile e quando parte con “Battezzata, go!”, “Ramadan” o “Dio Pop” non ci sono dubbi su chi abbiamo davanti, ma dopo tanti anni sarebbe lecito aspettarsi qualche passo fuori dalla formula. I brani corrono, hanno energia e una buona dose di ignoranza nel senso più rock’n’roll del termine, però spesso sembra di ascoltare una band che ha trovato il proprio marchio e non ha più molta voglia di metterlo in discussione. Anche sul piano dei testi il discorso è piuttosto complicato. Gli Sfregio puntano volutamente sull'eccesso e non hanno certo intenzione...

MIARA “Release My Chain” (Recensione singolo)

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Singolo, Inverse Records (2025) Con “Release My Chain” i Miara tornano a picchiare duro, ma lo fanno senza dimenticare quella componente melodica che ormai rappresenta una parte importante del loro sound. Il singolo, accompagnato da un videoclip ufficiale, mette in mostra una band sempre più sicura dei propri mezzi e capace di muoversi con naturalezza dentro un melodic death metal moderno. Le chitarre sono subito protagoniste: riff pesanti, melodie che si incastrano bene e una ritmica che tiene il pezzo sempre in movimento. Non c’è bisogno di aspettare troppo perché il brano entri nel vivo: “Release My Chain” ha un impatto diretto e punta soprattutto sull’energia. La voce di Roberto “Bob” Renoffio aggiunge la giusta dose di aggressività, mentre le due chitarre di Antonio Grillo e Ruben “Tio” Sanchez permettono al pezzo di alternare cattiveria e aperture melodiche. È proprio questo contrasto a rendere il singolo interessante: da una parte la voglia di menare, dall’altra melodie che dann...

WHATAFUCK "All My Faces" (Recensione)

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Full-length, Independent (2026) “All My Faces” parte subito forte e non sta lì a perdere tempo. Le chitarre sono belle pesanti, i riff hanno tiro e la batteria spinge come deve. È un disco che arriva subito, senza troppi giri di parole: lo metti su e dopo poco ti ritrovi già con la testa che va. Davide Giorgi, che nei Whatafuck fa praticamente tutto, ha tirato fuori un album diretto, cattivo e senza tante pretese. Le voci sono belle incazzate, le chitarre hanno peso e soprattutto c’è quella voglia di suonare duro senza dover dimostrare niente a nessuno. La cosa che funziona meglio è proprio la botta. Alcuni riff entrano subito e fanno il loro lavoro alla grande. Non serve stare lì a studiare ogni passaggio per capire cosa vuole fare il disco: parte, spinge e arriva dritto. I pezzi seguono abbastanza chiaramente la stessa direzione, ma in questo caso non è necessariamente un difetto. Anzi, è il segno che Giorgi ha le idee chiare sul suono che vuole dare ai Whatafuck. Non ci sono cambi d...

INFECTION CODE "De Reptilium Arcanis" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) La longevità, nel metal estremo, non è mai una garanzia di qualità. Al contrario, spesso coincide con una progressiva perdita di identità, con la tentazione di ripetersi o di inseguire mode passeggere. Gli Infection Code percorrono invece la strada opposta. Dopo oltre venticinque anni di attività continuano a reinventare il proprio linguaggio senza smarrire quel DNA feroce che li ha resi una delle realtà più credibili e personali dell'underground italiano. Con "De Reptilium Arcanis" il quintetto piemontese firma probabilmente uno dei capitoli più convincenti della propria carriera. Un disco che non cerca scorciatoie, che non ammicca alle tendenze del momento e che affonda le mani in una materia sonora oscura, abrasiva e inquietante, fondendo Death Metal, Thrash e Industrial con una naturalezza ormai rara. La prima sensazione è quella di trovarsi davanti a un gigantesco monolite nero. Non concede appigli, non cerca compromessi, non rallenta ...

DARKHOLD "Centuries of Purgatory" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Con il secondo album si capisce spesso se una band ha davvero qualcosa da dire oppure se il debutto è stato soltanto un buon punto di partenza. Nel caso dei Darkhold, "Centuries of Purgatory" rappresenta un deciso passo in avanti, un lavoro che consolida la personalità del quintetto italiano e ne amplia gli orizzonti senza tradire le radici thrash che ne hanno definito l'identità fin dagli esordi. La prima sensazione che si prova durante l'ascolto è quella di trovarsi di fronte a un disco costruito con grande attenzione ai dettagli. Qui la velocità non è mai un fine, ma uno strumento al servizio delle canzoni. I Darkhold alternano accelerazioni furiose a rallentamenti più ragionati, creando un equilibrio che rende ogni brano riconoscibile e mantiene alta la tensione dall'inizio alla fine. L'impronta del thrash metal di scuola americana rimane evidente, ma il gruppo evita accuratamente di rifugiarsi nella semplice nostalgia. Le i...