MEGADETH "Megadeth" (Recensione)


Full-length, BLKIIBLK Records
(2026)

L'ultimo album dei Megadeth poteva e doveva offrire qualcosa di più. Non stiamo parlando di un brutto album, ma qualitativamente i due album precedenti, "Dystopia" del 2016 e "The Sick, the Dying... and the Dead!" del 2022 erano ben altra cosa. Purtroppo quest'ultimo capitolo della saga Megadeth si colloca come qualitĆ  in un'area non troppo felice in cui sono racchiusi i vari "Risk", "Cryptic Writings", "Th1rt3en" o "Super Collider", ma con un piglio speed/thrash un po' più marcato. Questa potrebbe essere la sintesi di un album che a stento rasenta la sufficienza.

Il disco non inizia per nulla male, con la giĆ  nota "Tripping Point" e la seguente e piacevole "I Don't Care", ma dopo queste due canzoni non si ravvisano altre tracce davvero degne di nota. La terza traccia "Hey God?!" si basa su un mid tempo roccioso ma non propone alcun riff davvero memorabile, mentre il ritornello sembra la brutta copia di qualche pezzo preso da uno dei loro album degli anni Novanta. La quarta traccia, "Let There Be Shred" ci riporta piacevolmente al primo album della band, offrendo energia di sicuro e un taglio piuttosto asciutto e diretto. Chiaramente però, a parte la vicinanza stilistica con le prime cose della band, a livello compositivo siamo molto lontani da quei fasti. Buona la parte centrale più pesante e buono l'assolo successivo, ma il pezzo non ĆØ da annoverare tra le cose migliori della band. Peggio ancora con la canzone successiva, "Puppet Parade", davvero bruttina a livello di riffing, piatta e con un ritornello insipido e stancante. Come anche stancante, se non di più, ĆØ la successiva "Another Bad Day", un altro mid tempo che vorrebbe risultare malinconico nel suo incede un po' oscuro e introspettivo, ma non ci riesce per nulla, stancando dopo circa un minuto di ascolto. 

Le cose migliorano un po' con "Made to Kill", che perlomeno picchia a dovere, ma nuovamente la band si perde in un marasma di riff inutili e poco incisivi. Tutto sommato, però, questa è una delle canzoni migliori del lotto, pur nella sua inutilità, ed è davvero singolare che la band stia andando verso la fine dell'album senza aver offerto nemmeno un pezzo memorabile, o perlomeno dignitoso. La voce di Mustaine certamente non aiuta nel suo essere quella che è sempre stata e ora anche peggiorata, ma mancano proprio delle idee dietro questi pezzi!

Le quattro canzoni conclusive non migliorano la situazione, con pezzi davvero insufficienti, come ad esempio la moscissima "Obey the Call", e la over finale di "Ride The Lightning" dei Metallica ĆØ suonata bene, ma cantata in modo indegno. Ma anche le altre non mostrano segni di grinta, ma un alone dimesso e soluzioni che si ripetono all'infinito, senza guizzi creativi degni di nota

In conclusione, Dave Mustaine ha chiuso male la sua carriera, con un disco che ĆØ stanco e riflette forse lo stato fisico di un musicista che non ĆØ la prima volta che cade come qualitĆ , ma che si ĆØ sempre rialzato anche grazie a musicisti ottimi che lo hanno accompagnato nel suo cammino. Questo forse non ĆØ il disco peggiore dei Megadeth, ma indubbiamente ĆØ uno dei peggiori e affossa proprio sul finale di carriera una band che per quattro decenni, tra molti alti e pochi bassi, ha scritto la storia del metal. Peccato davvero, ci aspettavamo  molto di più.

Marco M.

Tracklist:

1. Tipping Point 
2. I Don't Care 
3. Hey, God?! 
4. Let There Be Shred 
5. Puppet Parade 
6. Another Bad Day 
7. Made to Kill 
8. Obey the Call
9. I Am War 
10. The Last Note 
11. Ride the Lightning (Metallica cover)

Line-up:
Dave Mustaine - Guitars, Vocals
James LoMenzo - Bass
Dirk Verbeuren - Drums
Teemu MƤntysaari - Guitars

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