ENTROPY "Dark Signs" (Recensione)


Full-length, Metal Zone Italia
(2025)

Ci sono band che passano la carriera a rincorrere le mode e altre che, semplicemente, continuano a fare ciò che sanno fare meglio. Gli Entropy appartengono senza dubbio alla seconda categoria. Con "Dark Signs", la storica formazione campana torna sul mercato con un lavoro che non cerca scorciatoie, non insegue le tendenze del momento e non prova a reinventarsi a tutti i costi. In un panorama metal sempre più affollato da produzioni iper-lucidate e spesso prive di reale personalità, è già di per sé una presa di posizione.

Sia chiaro: chi cerca rivoluzioni sonore o improbabili contaminazioni resterà probabilmente deluso. "Dark Signs" è un album profondamente legato alla tradizione dell'heavy metal, ma possiede una qualità sempre più rara: sa esattamente cosa vuole essere. Gli Entropy non si rifugiano nella nostalgia né cercano di riproporre il passato come una reliquia da museo. Piuttosto, mettono a frutto decenni di esperienza per confezionare un disco solido, diretto e soprattutto credibile. Fin dalle prime battute di "Box 44" emerge con chiarezza l'approccio della band. Nessun artificio superfluo, nessuna introduzione pretenziosa: solo riff robusti, una sezione ritmica compatta e una scrittura che punta all'efficacia prima ancora che all'esibizione tecnica. È una scelta che caratterizza l'intero lavoro e che finisce per rappresentarne uno dei principali punti di forza. Lungo la tracklist convivono anima heavy, pulsioni thrash e aperture melodiche ben calibrate. Gli Entropy dimostrano di conoscere perfettamente il linguaggio del genere e di saperlo utilizzare senza cadere nell'autocitazione continua o nel semplice esercizio di stile. Il risultato è un album che scorre con naturalezza, mantenendo alta l'attenzione senza bisogno di ricorrere a trovate particolarmente elaborate.

Uno degli aspetti più convincenti di "Dark Signs" è proprio la sua autenticità. In anni in cui molte produzioni sembrano perseguire una perfezione quasi chirurgica, sacrificando spesso spontaneità e carattere, gli Entropy scelgono una strada diversa. Il disco conserva una dimensione organica, viva, che restituisce la sensazione di trovarsi davanti a una band vera e non a un prodotto assemblato al computer. Merita una menzione particolare la prova di Arnaldo Laghi, autore di una prestazione convincente e ricca di personalità. Più che impressionare con soluzioni vocali estreme, il cantante punta sull'interpretazione e sulla capacità di valorizzare ogni brano, contribuendo in modo significativo alla riuscita complessiva del lavoro.

Il momento più ambizioso dell'album arriva con "The Four Tempters", una composizione di oltre dieci minuti che rappresenta probabilmente il vertice creativo del disco. Pur muovendosi su strutture articolate, il brano non perde mai di vista la propria coerenza interna e dimostra come gli Entropy siano perfettamente in grado di gestire soluzioni più complesse senza smarrire l'impatto immediato che caratterizza il resto della tracklist. Naturalmente non tutto è impeccabile. Alcuni passaggi risultano meno incisivi rispetto ai momenti migliori e certe soluzioni richiamano inevitabilmente coordinate già esplorate nel passato. Tuttavia si tratta di limiti marginali all'interno di un lavoro che trova proprio nella sua coerenza la propria forza principale. Anche la cover di "Black Metal" dei Venom, scelta che avrebbe potuto facilmente scivolare nell'omaggio di routine, viene affrontata con convinzione e rispetto, inserendosi senza forzature nel contesto generale dell'album.

"Dark Signs" non è un disco destinato a riscrivere le regole dell'heavy metal, né probabilmente ambisce a farlo. È però un lavoro che ricorda quanto possano essere ancora efficaci composizioni ben scritte, eseguite con competenza e sostenute da una forte identità artistica. In un'epoca in cui troppo spesso si confonde l'innovazione con il semplice desiderio di apparire diversi, gli Entropy dimostrano che rimanere fedeli alla propria visione può essere una scelta altrettanto coraggiosa.

Un album maturo, sincero e convincente, che conferma la solidità di una band capace di attraversare le decadi senza perdere credibilità.

Giuseppe Power

Tracklist:

1. Box 44
2. End of Time
3. Perfect World
4. Time of the Peril
5. Dark Signs
6. Saggy and Floppy
7. The Four Tempters
8. Lovemeless
9. Hellcop
10. T.O.T.
11. Black Metal (Venom cover)

Line-up:
Michele Antonio Coppola - Drums
Arnaldo “Al” Laghi - Vocals
Marco Campassi - Bass
Biagio Valenti - Guitars

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