Intervista a GABRIELS
Con Fist Of The Seven Stars - Act 5: The Final Conflict, Gabriels prosegue un progetto ambizioso e fortemente narrativo, sospeso tra metal sinfonico, influenze classiche e una marcata impronta teatrale. Più che una semplice raccolta di brani, il disco si inserisce in un percorso più ampio, in cui ogni traccia contribuisce allo sviluppo di una storia articolata e in continua evoluzione. In questo contesto, le tastiere assumono un ruolo centrale: non solo accompagnamento, ma elemento fondamentale per costruire atmosfere, sostenere la componente emotiva e dare continuità a un’opera che punta molto sulla dimensione narrativa. Abbiamo parlato con Gabriels del processo compositivo, del rapporto tra musica e racconto e delle sfide nel mantenere coerenza e dinamica all’interno di un lavoro così strutturato.
1. Il disco ha un taglio molto teatrale, soprattutto nei brani “Sweet Devil’s Eyes Act 1 e 2”: come hai lavorato sulle tastiere per costruire queste atmosfere epiche?
Le atmosfere epiche sono quelle che preferisco e prediligo. Per queste due tracce ho fatto molto riferimento ai miei studi classici, in particolare al compositore Rachmaninoff. Mi sono ispirato molto al suo stile.
2. Alcuni brani, come “Me Before You” e “Real Love Is Forever”, hanno un respiro più ampio e melodico: come ti sei approcciato alla dinamica delle parti tastieristiche in questi momenti?
Queste due ballate sono molto importanti perché rappresentano scene molto toccanti della saga. La prima è Tou che, dopo tanto tempo, riesce a dichiarare il suo amore a Raoul; la seconda è la scena in cui Julia continua ad aspettare Ken per l’ennesima volta, a un passo dal rincontrarlo, anche se poco dopo verrà rapita da Raoul. Questi amori, al giorno d’oggi, non esistono più nella nostra società: amori unici, sinceri, che non moriranno mai nonostante il tempo e la lontananza. Oggi è una cosa impensabile.
3. La recensione parla di un disco che funziona come un viaggio unico di oltre un’ora: come hai contribuito a dare continuità e coerenza sonora tra i brani con il tuo strumento?
La coerenza sonora viene da sé, in base al susseguirsi temporale delle scene. Questa è una cosa che molti ancora non hanno capito: ad esempio, se metto due ballate una dopo l’altra è perché le scene richiedono una ballata.
4. In un album così lungo, ogni inserto tastieristico rischia di ripetersi o risultare prevedibile: come hai cercato di mantenere freschezza e varietà lungo tutto il lavoro?
Sinceramente sono cose a cui non penso. Mi faccio semplicemente trasportare dalla storia e dalla musica che devo comporre per quel determinato momento.
5. Quanto spazio ti sei preso per sperimentare suoni e texture rispetto a linee più melodiche e tradizionali?
Direi parecchio. Devo guardare e riguardare l’anime per capire quali sono le parti salienti da mettere in musica, e questo è solo il primo step. Poi devo rivederlo ancora per scrivere i testi, sempre dopo aver composto la musica. Insomma, è davvero un lavoro disumano, e per i prossimi atti sarà ancora più duro, vista la complessità della storia.
6. La recensione evidenzia un bilanciamento tra immediatezza e costruzioni più articolate: quali scelte stilistiche hai fatto per bilanciare le tastiere tra questi due aspetti?
Questo bilanciamento è sempre dettato dal susseguirsi delle scene, quindi dipende da queste se scelgo di fare una cosa piuttosto che un’altra.
7. Quanto è stato importante per te il ruolo delle tastiere nel sostenere le parti più drammatiche e narrative, piuttosto che limitarti a decorare i brani?
Beh, io sono un tastierista ed è chiaro che il disco si incentra molto sul mio strumento, quindi direi che è stato fondamentale.
8. La tiratura limitata del disco conferisce un fascino “artigianale”: ti ha influenzato in qualche modo nella cura dei dettagli sonori?
Direi di no.
9. Guardando alla parte finale del disco, in particolare “Together Again” e “Asunaki Tabi”, come hai pensato le tastiere per chiudere il viaggio in maniera riflessiva e malinconica?
Il vero finale del disco è “Together Again”; “Asunaki Tabi” è una cover della colonna sonora dell’anime. “Together Again” è semplicemente il coronamento di un sogno: Ken e Julia finalmente sono tornati insieme e possono vivere in pace gli ultimi anni che restano, purtroppo, a Julia. Bisogna considerarla come la sigla finale, dove loro due si allontanano da soli a cavallo di Re Nero.
10. Se dovessi indicare un momento in cui la tua parte tastieristica definisce davvero l’anima del disco, quale sceglieresti e perché?
Direi il primo riff di tastiera che si sente all’inizio del disco, quello di “No One Can Stop Me”: potente, possente, ottantiano, che irrompe e fa subito capire cosa vi aspetta.
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