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MIARA “Release My Chain” (Recensione singolo)

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Singolo, Inverse Records (2025) Con “Release My Chain” i Miara tornano a picchiare duro, ma lo fanno senza dimenticare quella componente melodica che ormai rappresenta una parte importante del loro sound. Il singolo, accompagnato da un videoclip ufficiale, mette in mostra una band sempre più sicura dei propri mezzi e capace di muoversi con naturalezza dentro un melodic death metal moderno. Le chitarre sono subito protagoniste: riff pesanti, melodie che si incastrano bene e una ritmica che tiene il pezzo sempre in movimento. Non c’è bisogno di aspettare troppo perché il brano entri nel vivo: “Release My Chain” ha un impatto diretto e punta soprattutto sull’energia. La voce di Roberto “Bob” Renoffio aggiunge la giusta dose di aggressività, mentre le due chitarre di Antonio Grillo e Ruben “Tio” Sanchez permettono al pezzo di alternare cattiveria e aperture melodiche. È proprio questo contrasto a rendere il singolo interessante: da una parte la voglia di menare, dall’altra melodie che dann...

WHATAFUCK "All My Faces" (Recensione)

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Full-length, Independent (2026) “All My Faces” parte subito forte e non sta lì a perdere tempo. Le chitarre sono belle pesanti, i riff hanno tiro e la batteria spinge come deve. È un disco che arriva subito, senza troppi giri di parole: lo metti su e dopo poco ti ritrovi già con la testa che va. Davide Giorgi, che nei Whatafuck fa praticamente tutto, ha tirato fuori un album diretto, cattivo e senza tante pretese. Le voci sono belle incazzate, le chitarre hanno peso e soprattutto c’è quella voglia di suonare duro senza dover dimostrare niente a nessuno. La cosa che funziona meglio è proprio la botta. Alcuni riff entrano subito e fanno il loro lavoro alla grande. Non serve stare lì a studiare ogni passaggio per capire cosa vuole fare il disco: parte, spinge e arriva dritto. I pezzi seguono abbastanza chiaramente la stessa direzione, ma in questo caso non è necessariamente un difetto. Anzi, è il segno che Giorgi ha le idee chiare sul suono che vuole dare ai Whatafuck. Non ci sono cambi d...

INFECTION CODE "De Reptilium Arcanis" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) La longevità, nel metal estremo, non è mai una garanzia di qualità. Al contrario, spesso coincide con una progressiva perdita di identità, con la tentazione di ripetersi o di inseguire mode passeggere. Gli Infection Code percorrono invece la strada opposta. Dopo oltre venticinque anni di attività continuano a reinventare il proprio linguaggio senza smarrire quel DNA feroce che li ha resi una delle realtà più credibili e personali dell'underground italiano. Con "De Reptilium Arcanis" il quintetto piemontese firma probabilmente uno dei capitoli più convincenti della propria carriera. Un disco che non cerca scorciatoie, che non ammicca alle tendenze del momento e che affonda le mani in una materia sonora oscura, abrasiva e inquietante, fondendo Death Metal, Thrash e Industrial con una naturalezza ormai rara. La prima sensazione è quella di trovarsi davanti a un gigantesco monolite nero. Non concede appigli, non cerca compromessi, non rallenta ...

DARKHOLD "Centuries of Purgatory" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Con il secondo album si capisce spesso se una band ha davvero qualcosa da dire oppure se il debutto è stato soltanto un buon punto di partenza. Nel caso dei Darkhold, "Centuries of Purgatory" rappresenta un deciso passo in avanti, un lavoro che consolida la personalità del quintetto italiano e ne amplia gli orizzonti senza tradire le radici thrash che ne hanno definito l'identità fin dagli esordi. La prima sensazione che si prova durante l'ascolto è quella di trovarsi di fronte a un disco costruito con grande attenzione ai dettagli. Qui la velocità non è mai un fine, ma uno strumento al servizio delle canzoni. I Darkhold alternano accelerazioni furiose a rallentamenti più ragionati, creando un equilibrio che rende ogni brano riconoscibile e mantiene alta la tensione dall'inizio alla fine. L'impronta del thrash metal di scuola americana rimane evidente, ma il gruppo evita accuratamente di rifugiarsi nella semplice nostalgia. Le i...

Intervista agli ENIGMATIC SOUND MACHINES

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Con " Divided By One ", gli Enigmatic Sound Machines proseguono il loro percorso artistico all'insegna della sperimentazione, della ricerca sonora e della contaminazione tra rock progressivo, elettronica e atmosfere cinematografiche. In questa intervista la band racconta il proprio approccio alla composizione, il significato del nuovo album e la filosofia che guida ogni fase del processo creativo. 1. A che punto avete smesso di pensare in termini di “canzoni” e avete iniziato a pensare in termini di strutture? Come molti album di rock progressivo, ci piace integrare la creatività musicale con brani coinvolgenti all'interno di una struttura ben definita. Intrecciando quelli che per noi sono i tre elementi fondamentali – passione, atmosfera e melodia – possiamo fondere questi aspetti sia in un brano di cinque minuti sia in un'epica composizione di nove. 2. Quanto sono importanti la ripetizione e la variazione nel costruire la tensione lungo l'album? È tutta una ...

AETHERNA "Evathor" (Recensione)

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Full-length, Volcano Records & Promotion (2025) Con "Evathor" gli italiani Aetherna tornano con un lavoro che punta deciso verso un metal moderno, ricco di atmosfere e contaminazioni. La band non sceglie la strada più immediata: il disco richiede attenzione, alternando momenti aggressivi ad altri più introspettivi, con una forte componente melodica e una scrittura che guarda tanto al metal sinfonico quanto a territori più progressivi. La prima impressione è quella di un album costruito con cura. La produzione è pulita e valorizza bene ogni strumento, lasciando spazio a chitarre corpose, tastiere atmosferiche e una sezione ritmica precisa. Gli Aetherna dimostrano di avere buone idee e una visione chiara, anche se in alcuni momenti la voglia di inserire molti elementi rischia di appesantire la struttura dei brani. La title track "Evathor" è un'apertura efficace: riff potenti, linee melodiche curate e un buon equilibrio tra aggressività e melodia. Non è un bran...

AZRATH-11 "Kenòs" (Recensione)

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Full-length, Northern Darkness Records (2026) Il panorama del death metal italiano ha spesso sofferto di un limite ben preciso: un'eccellente preparazione tecnica raramente accompagnata da una reale personalità compositiva. Gli Azrath-11 rappresentano una delle eccezioni più convincenti. Fin dagli esordi il quartetto friulano ha costruito un linguaggio che, pur affondando le radici nel death metal classico, ha progressivamente incorporato elementi black, suggestioni esoteriche e un immaginario vicino alla cosmologia lovecraftiana senza trasformare questi aspetti in semplice apparato estetico. Kenòs, terzo capitolo della loro discografia, è probabilmente il punto d'incontro più maturo di questo percorso. Il disco rinuncia quasi completamente all'immediatezza. Non ci sono ritornelli, aperture melodiche studiate per alleggerire la tensione o strutture facilmente assimilabili. Gli Azrath-11 preferiscono costruire una narrazione continua, fatta di tensioni che si accumulano lent...